S.O.S. Qualcuno chiama Terra

Adele 1Premetto subito che non è un articolo contro Adele, perchè come ho già avuto modo di dire, se devo parlare male di un artista, chiunque esso sia, non ne parlo affatto. Questo post parte dalla profonda delusione dell’atteggiamento generale nei confronti di 25, il suo ultimo album. Ho la sensazione che se potessi per un miracolo qualsiasi scambiare due chiacchiere con lei, saremmo della stessa opinione. Mi aspettavo infatti che questa uscita titanica scatenasse riflessioni e dibattiti e invece si assiste a un penoso sfoggio di retorica a senso unico: incensare, incensare, incensare. Se dimostri di avere una qualche riserva, come l’ho io, sul primo e secondo estratto di quest’album, corri il rischio di passare per una detrattrice insensibile, rosicona che non capisce niente.
Sono molte le cose che mi irritano di questo tanto atteso ritorno. Intanto non è un ritorno perchè non se n’è mai andata davvero. Ha inanellato un successo dietro l’altro vincendo anche un oscar. Si è sempre parlato di Adele, se ne è parlato soprattutto già qualche mese prima dell’annuncio della pubblicazione di 25, parlando di cosa? Ma del suo peso naturalmente. Dico io, abbiamo l’occasione di apprezzare o meno una cantante che fa della musica, cosa rara di questi tempi, e si spargono a macchia d’olio titoloni su un argomento che si poteva tranquillamente omettere. Ha preso provvedimenti per la sua salute? Bene, buon per lei e per chi la ascolta. Perchè nessuno apre mai un dibattito sul lavoro dei suoi stylist? Mi chiedo sempre se conciarla come una vecchia zitella inglese che grottescamente usa un parlato cookney da far spavento anche a un londinese, sia perchè fossero impreparati a lavorare su qualcuna che fosse più simile a un essere umano che non a un manichino o che altro.
Sì, sono incazzata nera. Sono così irritata perchè sono dovute passare diverse settimane per trovare qualcuno della stampa che affrontasse l’argomento con un po’ di equilibrio, esprimendo un’opinione condivisibile o meno sul singolone strappalacrime. Sono quasi arrivata a sentirmi in torto. No, a me Hello non piace. Capisco che la melodia sia orecchiabile e che il ritornello entri subito in testa, ma è arrangiato in un modo che a me infastidisce. Lo dimostra il video che allegherò alla fine del post, dove si vede Adele che duetta con Jimmy Fallon e i Roots nella trasmissione americana Tonight Show: un’Adele divertita, simpatica, con una voce gradevole e a suo agio, giovane e fresca per come è. Ecco, trovo questa versione suonata con strumenti giocattolo molto più accattivante. E basta poco, perchè non serve fare due p…. così perchè un momento sia coinvolgente e riflessivo.
Adele è una brava cantante che, pur non regalandomi particolari emozioni e pur non avendo partecipato allo struggimento generale per la sua storia finita in malo modo, ho sempre seguito sin dal debutto con 19. Quando uscì 21, mi resi conto che la questione si stava facendo gagliarda: bei pezzi grintosi, una cantante che sa presentarsi molto bene per quello che è. Poi, tutta la morbosità del successo, quello che lei rifugge, o meglio, cavalca sapientemente, che si scatena sul suo fare musica per le orecchie e non per gli occhi (se il video è brutto, certo che la musica non si valorizza), il suo essere diversa dalla sfilata di modelle convertite in cantanti (però così è un po’ generalizzare, ecco). Da quel momento ha cominciato a trapelare un certo senso di codardia. Una paura del tipo “Oddio, ma cosa sta succedendo? Che abbiamo fatto?”. Un miracolo? No. Calma, perchè ad affrontare una situazione simile non era nè la prima, nè mi auguro sarà l’ultima. Ricordo una Adele 2Morissette tornata sulla scena col pezzo Thank you, un pezzo che osava musicalmente e visivamente. Nel video Alanis Morissette è nuda senza un corpo da modella, ma non ricordo si fosse posta la questione di avere un corpo da pin up, poneva il tema della libertà di essere come si è senza imbarazzi o spiegazioni. Voglio dire che l’argomento è trito e ritrito perciò il terreno non era poi così minato. La discografia è piena di casi di cantanti amate per la loro produzione musicale e non per il fisico. Dove sta il problema? Si potrebbe obiettare che in quel periodo moriva Amy Winehouse, in seguito a una vita tribolata, vissuta malamente anche per le pressioni mediatiche ricevute sia per le sue abitudini, ma soprattutto con una certa asprezza sul suo fisico. Ricordo che Alanis Morissette ha combattutto per anni con questa assurdità della forma fisica, soffrendo in modo pesante le conseguenze dei suoi disturbi alimentari. Perciò ben venga se a distanza di vent’anni una ragazza così bella riesce a tradurre in note le sue emozioni e sconvolgere l’intero globo, ma punto, la questione di chiude quì, secondo me. Invece continuando a calcare la mano in modo così pesante, si rischia di trasformare una produzione lenta ma curata nei dettagli, in un fenomeno da baraccone. Come fa ad essere credibile in discorsi come quelli fatti per la promozione di 25, dove si sente una ventisettenne parlare più di passato che di futuro? E’ stata in guerra? Non credo. Ha visto cambiare le sue finanze in meglio, e non è una cosa sbagliata, anzi, ho sempre sostenuto che un successo economico è importante tanto quanto gli onori. Per carità, la malinconia può essere davvero il tratto distintivo di un’artista come Adele, è anche molto bella come sfaccettatura, ma magari, un po’ più di coraggio su certi temi ci poteva stare. In fondo, sono sicura che potrebbe trattare di temi scottanti con la stessa naturalezza con cui affronterebbe un libro di cucina. Sta quì la potenza di Adele, la capacità di veicolare le sue emozioni e renderle autentiche. Perciò noi, in definitiva, che ha rifiutato un sacco di soldi per dei servizi fotografici, per non cedere al marketing, che la sua quotidianità è regolare e senza scosse come la nostra, e poi ci ritroviamo la stampa che reagisce come se assieme all’album da recensire gli avessero consegnato la cesta natalizia piena di panettoni, torroni e quant’altro, cosa possiamo pensare? No, mi spiace, ma per un disco che tiene e terrà le redini di un mercato discografico in profonda crisi, ci vuole un atteggiamento più intelligente, più aperto, scevro da retorica e perbenismo. Non dico di ruttare in faccia alla Regina d’Inghilterra, però non ci si può nemmeno zerbinare in questo modo. Non si attesta così la stima a un’artista del calibro di Adele perchè personalmente, ricevo la sensazione che questi giudizi positivi non siano nemmeno sentiti davvero. Si deve dire che è un capolavoro perchè conviene a tutti, anche se non lo è (e non ci sarebbe nessuna colpa).



Giovanna Cardillo

Giovanna Cardillo

Sono Giovanna. Da anni m’interesso di musica, che scrivo e soprattutto ascolto. Ho esperienza come musicista nel teatro terapeutico e ho studiato Culture e Tecniche della Moda. Mi innamoro di tutti i gatti che vedo e ho sposato appieno la loro filosofia di vita. Anzi, tutte le loro sette vite!

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