CLUB 27: CHIUSO

Amy Winehouse 1Scorrendo Google News m’imbatto in un articolo titolato più o meno così: “Amy Winehouse, la meravigliosa voce del soul britannico”.

La ascolto per la prima volta in un video su youtube che la vede improvvisare in acustico il brano Valerie, cover del gruppo inglese The Zutons. E già mi piace. Proseguo con un secondo video, seguìto della stessa sessione acustica, nel quale esegue un brano che diventerà uno dei suoi tormentoni You know I’m not good. Tra me e me penso “E’ la mia nuova cantante preferita”. Pur non mantenendo mai fede a una frase del genere, continuo ad apprezzarla ogni giorno di più

Amy non inventa nulla di nuovo ma comunica come pochi hanno fatto. Ha tonnellate di stile e personalità. Si nota subito che il suo non è un atteggiamento. E’ il suo modo di essere, prorompente ma in modo gentile. Non aggredisce: convince. Possiede quel raro dono di essere qualcuno a prescindere. La sua voce racconta la sua vita, una timbrica particolare, calda e sporca, ma mai sguaiata. Pensi che non direbbe mai una parolaccia, eppure ne ha dette tante. E’ anche rimasta in silenzio. Molto assordante in realtà. E’ stato in occasione degli EMA 2007 a Monaco di Baviera, quando Michael Stipe le ha consegnato il Premio “Artist’s Choice”. Ha fatto anche spallucce. Direi, coerente. Se non fosse che le sue condizioni parevano pessime.

Successivamente m’imbatto in un video girato a Londra nel quale viene ripresa una scena della quotidianità della cantante con paparazzi al seguito. Una bimba biondina le chiede un autografo. Amy si ferma e si s’inginocchia per poterle parlare guardandola in faccia. Le chiede sorridente come si chiama e lo fa con tenerezza, in un modo che sembra non esista per lei cosa più importante al mondo da sapere in quel momento. Le dimostra rispetto. Le dimostra che vivono sullo stesso pianeta. C’è da chiedersi se la bambina sapesse chi fosse Amy Winehouse o che Amy Winehouse 2magari non stesse diventando un’istantanea sullo smartphone di un genitore. Credo che Amy non s’illuda al riguardo, ma ha avuto senz’altro il garbo di mettere a proprio agio la persona che aveva davanti, stranita da tutto quel circo che si affanna e spara flash, urla e invade. Si vede una ragazza magrissima, spompata da tutto il ciarlare sul suo tribolare nel convivere con se stessa. A volte pare proprio che di Frank e Back to black non si voglia parlare. Sembrano più interessanti le elucubrazioni su una verità che non ci è dovuto sapere. Pare più interessante un fenomeno da baraccone che la constatazione di un talento vero.

Con il suo stile vocale, Amy Winehouse, richiama un vecchio concetto di gentilezza e garbo, quando la musica era anche il fruscìo del disco sul grammofono e non un pompare decibel su decibel che riducono al silenzio e al classico isolamento tra la folla. E’ un sound intimo, ma che dice le cose e le dice come stanno.

Scrivo volutamente al presente perché parlare della sua morte non le darebbe giustizia. Il club 27 e altre cose così, danno il senso di leggenda. Ma ce n’è davvero bisogno? Quanti artisti dovremmo commemorare ogni giorno? Quante persone? Ascoltare Frank e Back to black significa trovare ogni volta nuove sfumature. Nella voce, negli arrangiamenti, nelle melodie. Resta l’amaro in bocca, certamente. E’ stato terribile apprendere che il 23 luglio 2011 una ragazza di 27 anni è morta. Personalmente preferisco ascoltare i suoi dischi e il suo modo di cantare per avere conferma che l’arroganza, alla fine, non paga. Che esiste quel buon senso che dice che quello che riceviamo è molto di più di ciò che sembra, che non serve desiderare tutto, che a furia di estirpare non cresce più niente. Mi pare siano concetti molto vivi.

Secondo me, ci sta bene un bel video. Riavvolgo il nastro fino a Fuck me pumps.


Giovanna Cardillo

Giovanna Cardillo

Sono Giovanna. Da anni m’interesso di musica, che scrivo e soprattutto ascolto. Ho esperienza come musicista nel teatro terapeutico e ho studiato Culture e Tecniche della Moda. Mi innamoro di tutti i gatti che vedo e ho sposato appieno la loro filosofia di vita. Anzi, tutte le loro sette vite!

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