RECENSIONE – “Good Bye, Lenin!”

Good Bye, Lenin!Rimanendo allacciati all’ultimo film trattato all’interno di questa rubrica (Le Vite degli Altri), parliamo ancora di cinema tedesco e ancora di Germania Est, ma in tutt’altri termini con un film del 2003: Good Bye, Lenin!.

In un angusto appartamento all’interno di un condominio prefabbricato di Berlino Est, Alex Kerner (Daniel Brühl) e la sorella Ariane (Maria Simon) stanno seguendo in televisione la partenza della navicella spaziale sovietica Sojuz 31, all’interno del cui equipaggio è presente per la prima volta un cosmonauta della DDR, Sigmund Jähn. Quello stesso giorno il padre di Alex e Ariane partiva per l’ovest per non fare mai più ritorno. La madre (Katrin Sass), abbandonata, cade in una profonda crisi depressiva dalla quale risorge grazie ad uno scatto di orgoglio socialista e dagli antefatti del 1978 con Alex undicenne, passiamo al 1989 con Alex ormai ventiduenne.

Una sera, mentre si reca ad una cerimonia di partito, la signora Kerner si imbatte in una dimostrazione di piazza e vede il figlio nell’istante in cui viene tratto in arresto dalla polizia popolare, i ben noti Vopos. È così che, a pochi giorni dalla caduta del Muro di Berlino, la donna subisce il secondo grande trauma della sua vita e, a causa di un infarto, entra in coma perdendo così l’appuntamento con la storia, ossia la caduta irreversibile della DDR e la conseguente invasione del capitalismo con i suoi simboli consumistici.

Otto mesi più tardi la signora Kerner riapre miracolosamente gli occhi in un mondo completamente diverso da come lo aveva lasciato. Le sue condizioni di salute sono però molto precarie, i dottori non danno speranze ai figli e consigliano loro di evitare alla madre qualsiasi possibile stress. Questo per Alex, particolarmente legato alla madre, significa una cosa soltanto: tenere in vita la DDR nel loro angusto appartamento della ormai ex Berlino Est, ossia tenere in vita tutto ciò che aveva tenuto aggrappata alla vita la madre dopo l’abbandono del marito.

Qui la vicenda, di per sé drammatica, prende toni comici grazie ad una messa in scena fatta di sarcasmo ed ironia: fra tutte l’immagine icona del film, cioè la ricerca disperata dei vasetti di cetriolini dello Spreewald, prodotto della Germania dell’Est, oramai introvabili poiché il mercato è già stato invaso dai prodotti dell’Occidente. E poi le scene, esilaranti e al contempo nostalgiche, di ricostruzione di quei rituali che rendevano la DDR un piccolo e rassicurante mondo, ad esempio le puntate registrate del telegiornale della fu televisione della Germania Est o gli Junge Pionere – l’organizzazione di partito dei giovani – con le loro divise e i loro canti.

Ben presto però, la messinscena di Alex inizia a vacillare nel suo rincorrere eventi sfuggiti ormai al suo controllo.

Presentato al Festival di Berlino del 2003, il film di Wolfgang Becker è un film con molti riferimenti alla Ostalgie (da Ost, vale a dire “est” e Nostalgie), sull’Est visto dall’Ovest e che non risparmia qualche accusa all’Occidente e il suo sistema capitalistico. La lettura storica è in chiave ironica, per un film che risulta infine garbato, spesso romantico ma anche imprevedibile e con un finale geniale e molto commovente.

Il tutto impreziosito dalla bella colonna sonora di Yann Tiersen, già osannato dalle folle per quella de Il Favoloso Mondo di Amélie.

Alex: «Mia madre sopravvisse alla Repubblica Democratica esattamente tre giorni. Sono tutt’ora convinto di aver agito nel modo migliore… è morta sorridendo. Era suo desiderio che disperdessimo le sue ceneri nel vento. Le leggi tedesche lo vietano. Sia all’est che all’ovest. Ma ce ne infischiamo. Ora anche lei fluttua nello spazio e da lassù ci guarda e ammira il nostro piccolo pianeta azzurro come il mio eroe, Sigmund Jähn. Il paese che mia madre lasciò era un paese nel quale aveva creduto e che io ero riuscito a far sopravvivere fino all’ultimo respiro. Un paese che nella realtà non era mai esistito, che per me rimarrà sempre legato alla memoria di mia madre.»






Good Bye, Lenin!” (commedia, Germania, 2003) di Wolfgang Becker. Con Katrin Sass, Daniel Brühl, Chulpan Khamatova, Maria Simon, Jürgen Vogel. Produzione: X-Filme Creative Pool.

Francesca Orlandi

Francesca Orlandi

Mi chiamo Francesca, sono laureata in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università di Ferrara e da sempre appassionata di cinema. In questo spazio virtuale mi occuperò di recensire film e dare consigli cinematografici.

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