Nel calice: Morit St. Magdalener

Morit St. MagdalenerIn questa rubrica verrà presentato, ogni volta, un vino che ci ha colpito o commosso o fatto passare un’ora felice, con cui faremo una chiacchierata e a cui chiederemo di raccontarsi.

Ci dotiamo quindi di cavatappi, carta e penna e lasciamo la parola al vino di oggi, un Morit St. Magdalener, dell’azienda vinicola Loacker!

Nome:

Morit, un termine che nel dialetto altoatesino designa la botte con le quattro ruote che in passato veniva utilizzata per trasportare il vino.

Cognome:

St. Magdalener DOC, una “famiglia” di vini prodotti esclusivamente nei dintorni di Bolzano.

Anno di nascita:

2013

Provenineza:

Sono altoatesino; nato e cresciuto a Santa Giustina, in provincia di Bolzano.

Origini:

90% Schiava – un gruppo di vitigni a bacca rossa coltivato in Trentino Alto Adige e in provincia di Verona e Brescia; 10% Lagrein – un vitigno rosso autoctono dell’Alto Adige.

Raccontaci qualcosa di te:

L’azienda da cui provengo si chiama Loacker. State pensando a loro?

Beh, pensate bene!

L’azienda Loacker, infatti, oltre ai wafer che ben conoscete, produce anche vino; una parte porta avanti la tradizione pasticcera, mentre un altro ramo della famiglia ha deciso, 30 anni fa, di avviare un’azienda vinicola. Una delle prime, in Alto Adige, a praticare l’agricoltura biodinamica; nelle vigne della tenuta (o meglio, delle tenute, dato che, oltre a Santa Giustina, la famiglia Loacker ha due aziende anche in Toscana) si è eliminato l’utilizzo della chimica, che è stata sostituita da rimedi omeopatici e naturali.

Non voglio dare l’impressione di vantarmi, ma noi vini prodotti secondo criteri naturali siamo una garanzia di qualità elevata; basti pare al contenuto dei solfiti: 70/80 mg contro i 120/160 dei vini convenzionali…

Altri segni particolari:

Lo so, lo so, chi si loda si imbroda, ma ve lo dico lo stesso: ho vinto il trofeo della Schiava, un concorso che si tiene ogni anno in Alto Adige, volto a premiare i vini prodotti con questo vitigno autoctono.

Svela ai nostri lettori dove ci siamo conosciuti:

Mi avete scovato ad un Aperitivo col produttore, presso Semprebio, un negozio di Milano dedicato al biologico, a cui ha partecipato “mio papà” Franz Loacker. E’ stato amore a prima vista….

Descriviti un pò. All’occhio:

Rosso rubino intenso. Come i lamponi maturi, come le dita e le guance dei bambini che corrono su e giù per i prati e per i boschi del maso per raccoglierli.

Al naso:

Un sentore di frutti rossi (ciliegie, ribes e mora), un tocco speziato (chiodi di garofano), un accenno floreale lieve, di violetta.

In bocca:

Per dare il meglio di me, devo essere servito freddo (12-14°); questo fatto, unito alla mia bassa gradazione alcolica (12, 5°), provoca nella bocca di chi mi assaggia una prima impressione di freschezza e leggerezza. Insomma, sono un vino schietto, beverino.

Dove ti senti a tuo agio:

In un cesto da picnic, sui prati verdi di un maso.

Ami stare in compagnia di:

Speck, formaggi locali e pane di Similaun (ah, non lo conoscete? E’ un pane a base di segale, con l’aggiunta di pere, nocciole e prugne).

Quanto ci costi:

12 euro

Dicono di te:

«Un vino dagli aromi e sentori tipici di un vino strutturato ma con una piacevolezza e leggerezza tipica dei vini più delicati». (S.P.)

Caterina Scaramagli

Caterina Scaramagli

Mi chiamo Caterina e ho una laurea in Comunicazione. Da bambina passavo le mie giornate in cucina a giocare, sperimentare e sporcare. Durante gli studi universitari ho frequentato l’istituto alberghiero serale e ho avuto la fortuna di poter trasformare questa passione in un lavoro. Oggi sperimento, gioco e sporco come allora.

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