Genericamente “portare”

genericamente-portare-babywearingIl babywearing, letteralmente “indossare il bambino”, è una pratica antica che arriva dal sud e dall’oriente del mondo (dove ancora oggi è una consuetudine) che finalmente, anche in occidente, sta prendendo piede. E’ un’esperienza molto appagante sia per chi porta che per il piccolo.

Il contatto tra mamma e figlio crea benessere emotivo e fisico ad entrambi e “portare” consente di prolungare in modo naturale per più tempo il beneficio del contatto.

In una società frenetica che tende ad allontanare in fretta la madre dal proprio piccolo e che predilige il distacco come metodo educazionale, il babywearing aiuta a ritrovare tempo e spazio dedicato esclusivamente alla cura più intima del proprio cucciolo.

Vedendo una mamma che porta a bozzolo addosso a se il proprio piccolo fare l’associazione con il pancione è molto facile, il babywearing, appunto, rappresenta il passaggio più naturale dalla pancia al mondo. In una fascia il piccolo si riappropria di quei rumori, del ritmo, del movimento che erano suoi prima di venire alla luce, in braccio si sente sicuro, ritrova vicino al corpo della madre un ambiente familiare.

A chi sostiene che tenere il piccolo troppo tempo in braccio, o in questo caso addosso, porta a viziarlo e renderlo troppo dipendente dai propri genitori, si può rispondere tramite molti studi pedagogici, finanche quelli di una delle più famose educatrici al mondo: Maria Montessori.

Per rendere un bambino indipendente bisogna prima renderlo sicuro. La sicurezza di un neonato passa dalla fiducia nei genitori, soprattutto nella madre, fiducia che porta i genitori ad essere presenti e costantemente pronti a rispondere ai suoi bisogni sia fisici che emotivi. Il contatto fisico e il confronto rendono i bambini più sicuri, e la sicurezza in se stessi è il requisito fondamentale dell’autonomia.

Diciamo inoltre che per una neo mamma può diventare faticoso e stressante interrompere continuamente le proprie attività per intrattenere e coccolare, per rispondere alla continua richiesta di attenzioni e contatto del bambino. Per non parlare di quando non si tratta di un primogenito, quindi è ancora necessario prendersi cura e prestare attenzioni ad un fratellino più grande. Ebbene, anziché dover scegliere tra stare con il nostro piccino o sbrigare le faccende, o star dietro al fratello più grande (cosa che spesso può essere fonte di frustrazione o addirittura depressione), indossare il bambino offre una terza opzione: portare a termine le cose che dobbiamo e vogliamo fare e contemporaneamente soddisfare le esigenze di contatto del piccolo.

Quelli trattati brevemente in questo articolo sono solo due dei benefici più immediati del babywearing, segue un elenco di ulteriori benefici riscontrati in merito a questa pratica, che speriamo di approfondire presto:

– promuove un sereno Bonding mamma-bambino, soprattutto in caso di nascita prematura;
– facilita l’allattamento a richiesta
– può essere d’aiuto, in caso di un eventuale depressione Post partum
– è utile allo sviluppo psicomotorio del bebè
– incrementa le stimolazioni in totale sicurezza
– rispetto al portare senza supporti, allevia la fatica di braccia, spalle e schiena
– riduce il pianto e gli effetti sgradevoli di coliche e reflusso gastrico

Quali sono i supporti più utilizzati e diffusi per portare? I supporti utilizzabili sono tanti e di diverso tipo, si distinguono innanzi tutto tra strutturati (con predisposizione integrata per il passaggio delle gambine) e sling (tutti gli altri tipi di supporti non strutturati). I marsupi sono i supporti strutturati, se ne trovano di diversi in commercio ma solo quelli ergonomici possono essere utilizzati in sicurezza perché permettono un posizionamento fisiologico per i piccoli e per chi li porta.

I supporti comunemente chiamati sling (è la Comunità Europea a definirli così) sono supporti che necessitano di essere indossati o legati in un certo modo perché diventino veri e propri mezzi di trasporto per i piccoli.

I supporti sling più diffusi sono: fascia lunga elastica, fascia lunga rigida, fascia corta, fascia ad anelli, fascia tubolare, Mei tai, Wrap tai e Onbuhimo.

Alcuni sono utilizzabili dalla nascita, altri solo dal momento in cui il piccolo ha acquisito una discreta stabilità del collo e ha un’ampia apertura delle anche. Alcuni sono standard, altri regolabili, altri ancora sono fatti su misura di chi porta. In ogni caso prima di acquistare un supporto è sempre meglio rivolgersi a qualcuno di esperto con esperienza nel portare, che sia preparato sulla materia. L’ideale sarebbe provare più supporti e solo dopo scegliere quello più adatto a se, al piccolo e alle esigenze di entrambi.

I supporti sling possono essere di fattura industriale o artigianale, se ci si rivolge ad un artigiano bisogna sempre accertarsi della qualità delle cuciture, del tessuto e di eventuali componenti aggiuntivi.

Quando iniziare e quando non è più possibile portare? Con il supporto giusto si può iniziare a portare anche dalla nascita, ovviamente avendo alcune accortezze, ma nulla può impedirci di cominciare anche più tardi, è sempre il momento giusto per ritagliarsi del tempo per l’alto contatto.

Un buon supporto può essere utilizzato finché la schiena di chi porta lo permette e finché il piccolo lo vuole. Ogni supporto dovrebbe essere accompagnato da un informativa che vi indica precisamente fino a che peso regge, la maggior parte dei supporti sono concepiti per reggere un peso di 15 kg o più.

Per coloro che fossero interessati ad approfondire, sbbiamo dedicato un articolo alla fascia tubolare, potete leggerlo cliccando qui!
Marilina Fucile

Marilina Fucile

Sono Marilina, ho studiato Comunicazione,  oggi sono una mamma artigiana che confeziona supporti portabebé su misura, vivo in Calabria con il mio compagno, mio figlio e il nostro cane Scag. Grazie a mio figlio ho riscoperto il rispetto della natura, della vita e tante bellissime pratiche come il nutrimento naturale e il babywearing.

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