Tennessee Williams: I Blues

Tennessee Williams I BluesA volte la parola scritta può costruirsi sulla musica. La musica può ispirare la parola. Parola e musica amalgamarsi nel teatro. L’arte è un circolo, una fusione di tanti mezzi espressivi, richiamo continuo ad altri richiami.
Vale anche per I Blues di Tennessee Williams.
Come molti di voi sapranno, il blues ha origine dai canti degli schiavi nelle piantagioni degli Stati Uniti meridionali. Tecnicamente si struttura sulla ripetizione di dodici battute e sull’uso delle cosiddette blue note. E direi che Williams è riuscito perfettamente nell’applicare l’idea di trasformare una forma musicale in forma scritta. Il ritmo doloroso dalle battute insistenti del blues è diventato quello di quattro racconti brevi, che sembrano in effetti davvero altrettanti canti, la ripetizione del dramma di varie solitudini.
La camera buia rivela il segreto di una povera famiglia italiana, scoperto da una zelante assistente sociale. Ritratto di Madonna torna ad esplorare il tema tanto caro all’autore della follia, nella fattispecie quella di un’anziana zitella che non ha mai superato un amore non ricambiato. La lunga permanenza interrotta ovvero una cena poco soddisfacente esamina di nuovo le crudeltà famigliari, stavolta ai danni di una vecchina che nessuno dei parenti vuole. Infine Proibito racconta forse la storia più cruda nella maniera più poetica: una prostituta bambina che cammina sulle rotaie conversando con un ragazzo con un aquilone.
C’è chi ha scritto che non si dovrebbero leggere questi racconti se si è depressi, perché potrebbero aumentare l’angoscia in maniera grave. Personalmente credo che Williams abbia come sempre affrontato certi lati oscuri della vita – la solitudine, il degrado, l’abbandono, lo sfruttamento, il disturbo mentale – come solo lui sapeva fare, con lucida mancanza di misericordia, ma allo stesso tempo con una visione spietata che diventa in qualche modo poesia. Pare non esserci speranza per la ragazza incinta rinchiusa nella camera buia, non c’è per la povera zitella e le sue fantasie, per la vecchietta in balia dei suoi parenti e dell’uragano, per la ragazzina vestita da grande che stringe una bambola malmessa. Ma noi non dobbiamo girarci dall’altra parte. Dobbiamo conoscere queste storie e queste sfumature del dolore. Perché esistono, perché se anche non le sperimentiamo in prima persona, da qualche parte ci sarà sempre qualcuno che le vive.
E saperlo ci rende più umani e più vivi.
Su Youtube ho trovato questa trasposizione teatrale dei Blues:



Le attrici Alessandra Ingoglia e Maria Teresa Galati interpretano ben quattordici personaggi, accompagnate da tre musicisti che rendono la musica la terza protagonista indiscussa. Un allestimento davvero interessante e ben realizzato. Forse la resa meno convincente è quella del terzo racconto, dove la storia della vecchietta viene affidata alle sole voci e alla proiezione di immagini, cosa che non mi ha restituito del tutto la vicenda nella sua interezza e complessità. Adeguati ed efficaci gli altri, specie l’ultimo, Proibito, dove la scelta di usare il buio e le luci ricrea un momento molto suggestivo, il mistero dell’incontro di due anime.
Questo spettacolo, della compagnia MatèTeatro, è vincitore per il Teatro CRT del bando Previsioni 2009, indetto dalla Fondazione Scuole Civiche di Milano e dalla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi, ed è stato selezionato da David Kaplan per il ProvinceTown Tennesssee Williams Theater Festival 2012 in Massachusetts.
Se vi va, guardatevelo. È un ottimo esempio delle atmosfere che il grande Williams sapeva trasmettere.

Franca Bersanetti Bucci

Sono Franca, vivo in provincia di Ferrara e sono appassionata d’arte in generale, ma in particolar modo di teatro. Scrivo racconti, poesie e articoli su giornali online e siti internet.

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