Oltre il finestrino

«Credo che se guardassimo sempre il cielo, potremmo avere le ali»
Gustave Flaubert

Il tramonto attraverso un finestrino, in movimento… ora, nel mio presente, è più spesso il finestrino di un treno. Un tempo era quasi sempre il finestrino di un’auto.
Quando ero bambina, si partiva di frequente, in occasione di ponti festivi o delle ferie estive di mio padre: sempre per un giorno solo, si arrivava fin dove ci si poteva spingere riuscendo a tornare entro sera, con i panini e la macchina fotografica polaroid.
Ho il ricordo preciso di un ritorno. Penso che fossimo in viaggio per le strade tra Venezia e Ferrara, costeggiando il percorso del fiume che segue la sfilata delle ville venete. Era un tardo pomeriggio temporalesco ed io, stanca e pensierosa, studiavo il ribollire delle nubi nel cielo sopra di noi. Le rammento in qualche modo nere e dorate, cambiavano continuamente forma, eppure rispetto all’auto parevano ferme e le osservavo modificarsi restando lì a sovrastarci, giganti misteriosi e indifferenti.
Non so perché, fra tanti, conservo quel ricordo. Dovevo avere non più di dieci anni… Veramente tanto tempo fa.
Cosa penserebbe quella bambina che guardava le nuvole da un’auto della donna che ora guarda i tramonti da un treno?
Sarebbe delusa? Sorpresa? Perplessa?
Chissà… ma forse, a volte, oltre quel finestrino, la vedo. Dentro i miei occhi, nel riflesso al di là.
Credo che, dopotutto, io stia ancora guardando nella sua stessa direzione.

Franca Bersanetti Bucci

Sono Franca, vivo in provincia di Ferrara e sono appassionata d’arte in generale, ma in particolar modo di teatro. Scrivo racconti, poesie e articoli su giornali online e siti internet.

One Comment

  1. Portiamo dentro di noi i bambini che siamo stati, fotografie vive di noi stessi, e quando ne abbiamo più bisogno, a volte senza saperlo o averlo cercato, torna quel bambino, a volte ci sorride, a volte ci consola, a volte sta lì e ci osserva.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.