MOMENTI DI TERRORE ASSOLUTO: parte IV

tool-1E anche quest’anno la nostra sfida di coraggio si è felicemente conclusa e possiamo finalmente cominciare a rilassare gli animi scossi dai pericoli corsi nei gironi di Helvete (no, ormai non me lo tolgo più dalla testa). E lo facciamo sbarcando da veri vichinghi in quella landa che oggi si chiama Stati Uniti d’America, patria dei raffinati Tool. Che sono californiani, ma va beh… che ne sappiamo noi di dove andavano veramente i vichinghi?
Allora, intanto se vogliamo parlare dello stile di questa band si deve andare a periodi, perché definirli camaleontici è riduttivo. Iniziano nei primi ’90 per arrivare sino ad oggi, influenzando moltissimo la base alternative metal di elementi dissimili tra loro e anche complicati, se vogliamo, sino a giungere a un genere che fatico a collocare ma che in effetti permette di essere molto fruibile a diverse tipologie di ascoltatori (milioni di copie vendute) e soprattutto ottimo manuale enciclopedico per molti gruppi che si sono susseguiti negli anni successivi e che grazie all’ottima lezione hanno scalato classifiche a loro volta. Sentendoli ci sento richiami di un’infinità di gruppi, anche all’interno della stessa canzone. Aspetto davvero molto interessante è che sin dagli esordi la parte visiva del progetto, i video per intenderci, è stata molto curata, anche a livello live. Oltre a pezzi di animazione, il richiamo ad atmosfere che io definisco “alla Silent Hill” è molto evidente in alcuni casi, ma è talmente varia come produzione che meriterebbero una serata intera sul divano a gustarsi pop-corn e guardarli uno dietro l’altro come fossero un film. Tuttavia, pur essendo immagini forti, violente, non riesco davvero a vederci del macabro. Forse perché suonano un po’ più “colti” rispetto ad altri gruppi che del lato oscuro della forza ne fanno un uso più gigione. Insomma, c’è anche del contenuto e la voglia di approfondire argomenti, l’immagine è davvero un mezzo per interpretare un passaggio di vita della band. Esordiscono in un periodo in cui il grunge la fa da padrone, ma intro come quello di Right in Two fanno capire che siamo di fronte a un gruppo che non ha bisogno di collocarsi in uno spazio temporale e che può sopravvivere a qualsiasi corrente musicale che tanto dei frammenti ne rimarranno infilzati da qualche parte e non rimarranno inutilizzati: daranno origine a qualcos’altro di nuovo. Nulla muore nel giardino dei Tool. Insomma, che con questa band, non è necessario aspettarsi growl o scream per trovare grinta: la voce pulita di Keenan suona come un gruppo attuale ma lo fa dieci anni prima. Tra l’altro il signore in tool-2questione è co-fondatore di un altro progetto da 90: A Perfect Circle. Come Tool hanno vinto tre Grammy Awards, quindi critica e classifiche non fanno paura, soprattutto dopo la lunga gavetta. Davvero, più li ascolto e più mi rimane irresistibile affermare che in alcuni momenti sembra quasi di trovarsi in atmosfere da Massive Attak. Per qualcuno avrò detto una cosa deprecabile, ma in fin dei conti è proprio questo il bello della musica: che non ha confini. E’ la nostra capacità d’intenderla che ce la fa collocare, cosa che sconsiglierei di fare con i Tool perché c’è da uscirci matti. Mi piace molto quando i gruppi hanno il coraggio di proporre qualcosa di inusuale ma allo stesso tempo raggiungibile e comprensibile alle masse. Non è facile introdurre meccanismi di pezzi così complessi ad orecchie abituate a strutture più rigide. Qui ogni minuto è un’idea, una sorpresa. Ma suona tutto così apparentemente semplice e non lo è affatto.
E che insomma ci risiamo, io non so quale pezzo scegliere da allegare come video di chiusura. Anche perché stiamo salutando questa miniserie che quest’anno è stata davvero grintosa e spaventosa. Bisognerebbe chiudere in bellezza, dunque soffro. Sì, soffro, terribilmente, soffro. Una band che ha attraversato quasi tre decenni sfruttando in ogni modo ogni corrente artistica e di pensiero mi complica un po’ la vita. Aiuto!
Ci vorrebbero un po’ di quelle polpettine di miglio alla zucca, tanto con i Tool non rischio l’ab ingestis.
Dunque analizziamo la situazione: musicalmente un pezzo come Stinkfist mi cattura subito, e lo trovo anche di facile ascolto con un ritornello adorabile. Bottom è forse troppo Pearl Jam, però è un pezzo davvero notevole, quindi sono in crisi. Aenima andrebbe scelta anche solo per il video, e probabilmente è proprio quello che farò perché adoro le sovrapposizioni di voci fatte con criterio. Devo dire che il pezzo è eccezionale, perché vi emerge tutta la loro creatività poliedrica. Ok, la smetto con i paroloni.
Torniamo ai vichinghi. Supponiamo in questa miniserie, che frequentassero le coste Californiane per fare del sano surf e, perché no?, apprezzare un bell’hot dog & coke… no, l’altra sera discutevo tra amici dell’abitudine di alcune popolazione di concludere i pasti con esternazioni di tipo fisiologico. C’è chi è pro e chi è contro, in fin dei conti basta mettersi d’accordo prima. Ma ve lo immaginate un vichingo dopo un hot dog & coke? Poveri Tool che conclusione infelice, ma d’altra parte la miniserie deve ugualmente lasciare un’ombra d’inquietudine e ansia, almeno fino al prossimo Halloween. Solo un pochino, su.
Che tanto anche per quest’anno è andata! …sono ancora tutta un brivido!





[Immagini: rollingstone.it | pinterest.com]

Giovanna Cardillo

Giovanna Cardillo

Sono Giovanna. Da anni m’interesso di musica, che scrivo e soprattutto ascolto. Ho esperienza come musicista nel teatro terapeutico e ho studiato Culture e Tecniche della Moda. Mi innamoro di tutti i gatti che vedo e ho sposato appieno la loro filosofia di vita. Anzi, tutte le loro sette vite!

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