La cosa meravigliosa (Love is a many splendored thing)

Diciamolo, il cinema odierno non ha più la mano per il vero autentico melo’. Ci sono delle eccezioni, certo, ma il melo’ era degli anni d’oro hollywoodiani, insuperabile.
Nel caso del film di cui intendo parlarvi, L’amore e’ una cosa meravigliosa, siamo nel 1955, e credetemi, si tratta di oltre sessant’anni portati benissimo. Sin troppo moderni.
I protagonisti sono Jennifer Jones (intensa bellezza bruna e pallida, nella mia memoria soprattutto per il tragico ruolo di Addio alle armi) e William Holden, uno dei belli e dannati di Hollywood (dannato perché fu, per parecchio tempo, sino alla morte, preda dell’alcool e di attacchi di depressione). Il regista è Henry King (tra i suoi film, per citarne uno, Tenera è la notte).
La vicenda è vera, tratta dal libro (La cosa meravigliosa) in cui la protagonista, la dottoressa euroasiatica Han Suyin, raccontò la sua storia d’amore con il giornalista inglese Ian Morrison. Nel film il nome di lei è stato mantenuto, lui è diventato un giornalista americano di nome Mark Elliott.
Siamo ad Honk Hong, nel 1949: Han Suyin è appunto una dottoressa euroasiatica, inglese per parte di madre e cinese per parte di padre. Ha abbandonato la Cina dopo l’uccisione del marito, un generale nazionalista, ed ora è interna in un ospedale della città. È brava, dedita al proprio lavoro. Nonostante abbia scelto la scienza, ha una mente molto orientale, vede presagi e segni di buona o cattiva sorte in una farfalla o in una nube che copre la luna. “Se non si crede all’incredibile”, sostiene, “cosa ne è della fede?”
E non vuole complicazioni. Dichiara il proprio cuore morto e in pace.
Poi, ad una festa a cui l’ha trascinata un collega, ecco lui, Mark Elliott. È un corrispondente di guerra. La nota subito e ne è folgorato. Impiega meno di dieci minuti ad abbordarla e ad invitarla a cena. “Sono simpaticissimo”, le assicura. Lei non lo prende molto sul serio. Il suo collega la avverte che è sposato.
Ma Mark è tenace. E non sta più con la moglie da sei anni. Da quel poco che lui racconta si capisce che la donna lo ha tradito mentre era lontano da casa. Lentamente vince così le reticenze di Han Suyin.
“Vi siete chiusa in una torre d’avorio”, le dice, “ma le torri hanno il difetto di attirare i fulmini”.
Ovviamente scoppia la passione.
In un’epoca in cui le scene esplicite non erano contemplate, qui abbiamo una scena davvero da antologia, sulla spiaggia, tra gli scogli: Mark e Han Suyin sono entrambi in costume da bagno, lei chiede una sigaretta e lui gliela offre, lei la mette fra le labbra e lui la accende con la propria.
Niente altro… ma lo sfiorarsi di quelle due sigarette, la brace ardente dell’una che accende l’altra, sono una metafora sessuale molto più potente di tante scene senza censura di oggi.
Come poi c’era da aspettarsi la passione comincia ad incontrare ostacoli. Mark vorrebbe sposare Han Suyin ma la moglie non gli concede il divorzio e la relazione si scontra con le convenzioni sociali, proprio per via del matrimonio di lui e anche per la metà cinese di lei. Han Suyin perde persino il lavoro.
E come in ogni melo’ che si rispetti non c’è lieto fine. Ad un certo punto Mark viene inviato dal suo giornale a documentare il conflitto coreano e… E sotto l’albero in cima al poggio dove si incontravano sempre, Han Suyin finisce per tornare sola.
Nei melo’ la “cosa meravigliosa” non dura mai. In qualche modo si paga pegno. La loro bellezza sta in questo.
Il film ebbe otto nomination e tre Oscar, tra cui uno per la colonna sonora di Alfred Newman e quello per la miglior canzone, la celeberrima Love is a many splendored thing, scritta da Webster e Sammy Fain.
Nella sua biografia, My house has two doors, la vera Han Suyin disse di non aver mai visto il film. Ma qualsiasi cosa pensasse della pellicola, la Han Suyin cinematografica e il suo Mark sono ancora vivi dopo sei decenni nell’immaginario romantico collettivo.
“Non c’è niente di giusto o ingiusto sotto il cielo”, dice Mark. “A noi la cosa meravigliosa non è mancata”.

Franca Bersanetti Bucci

Franca Bersanetti Bucci

Sono Franca, vivo in provincia di Ferrara e sono appassionata d’arte in generale, ma in particolar modo di teatro. Scrivo racconti, poesie e articoli su giornali online e siti internet.

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