Via dei Macellai

Hai paura di via dei Macellai

Hai paura di via dei Macellai?

Di fronte ai progressi della scienza, la superstizione e la magia non hanno ceduto di un passo. Rimangono solo (e non sempre) più nascoste. Bandite dai discorsi pubblici della gente o occultate nei meandri dell’inconscio. E quindi ci meravigliamo di constatare quanti molti oggi credano ancora alle maledizioni, ai malocchi, alle carte e alle viscere degli animali.

Così stanno le cose. Altrimenti come lo spiegheresti il fatto che nessuno nella notte che precede la vigilia di Natale vuole passare per via dei Macellai nel paese di R. ultimo lembo della provincia di Ferrara prima delle distese marittime?

C’è ancora chi ha paura di via dei Macellai.

R. è difficile da descrivere. È un posto in cui gli influssi delle maree non smetteranno mai di essere potenti, benchè da molto tempo l’uomo combatta senza sosta la sua battaglia per strappare terra su terra al dominio dell’acqua, con bonifiche, idrovore, canalizzazioni e altre diavolerie. Ma l’acqua, alla fine, trionfa sempre, impregna ogni cosa, gocciola stagione dopo stagione. All’infinito.

E poniamo invece di voler cedere e finalmente credere alla superstizione: non si dovrebbe forse ritenere il Natale capace di impregnare di santità e benedizione anche i giorni e le notti immediatamente precedenti, neutralizzandoli delle loro cariche negative? Ma allora perché diavolo nessuno si azzarda a passare per via dei Macellai? Quella via con i canali laterali ormai interrati ma che si possono ancora sentir scrosciare nelle giornate mute di nebbia. Una via così tremenda, anche se all’apparenza in tutto e per tutto uguale alle altre qui a R., provincia di Ferrara, Italia dell’Est. Perchè nessuno penserebbe mai lontanamente di prendere via dei Macellai la notte prima della vigilia di Natale per andare da un punto a ad un punto b, fosse anche la strada più breve?

C’è ancora chi ha paura di via dei Macellai.

A nessuno piace spiegare perché. Se lo chiedi, non ti rispondono. E allora cosa devi fare? Semplicemente quando scorgi il serpentello della strada incunerasi tra i palazzi ammassati e schiacciati, tra il buio a chiazze e la tempesta immobile della nebbia, devi girare la faccia dall’altra parte, cercare di non pensarci e continuare per via de’ Calzolai, o tornare indietro per la vecchia strada statale. È possibile che tutti, e dico tutti, in questo paese un po’ matto credano alla vecchia storia risalente agli anni della fondazione, quella vicenda oscura buona ormai solo per spaventare i bambini o per arricchire i siti internet di folklore locale?

I protagonisti sono i galeotti della colonia penale di C., cittadina oramai moderna distante da R. in linea d’aria non più di tre chilometri. Furono loro a fare la tremenda incursione quella notte. Era intorno alla metà del Seicento e tutto il territorio era ammorbato dalla malattia peggiore di tutte, la fame. Così gli avanzi di galera, che erano stati portati lì dal governatorato di Venezia per popolare i luoghi infausti della palude, si riunirono. Una trentina di uomini nerboruti e privi di ogni remora morale piombarono incappucciati nelle case dei commercianti, per lo più macellai appunto, per saccheggiare i loro averi, ma non contenti violarono le porte delle botteghe e portarono via carne da sfamarcisi un mese, a conserverla bene. I guardiani notturni sentirono le urla quando ormai ogni cosa era compiuta. I canali di scolo erano rossi di sangue. Non delle bestie macellate però, ma dei poveri bottegai che vennero sgozzati, trucidati, schiacciati e lasciati a morire sulla strada. Era la notte dell’antivigilia di Natale.

Sì, c’è ancora qualcuno che ha paura di via dei Macellai.

Mentre il sangue continuava a gocciolare dai loro corpi e ad ingrossare i canali laterali, qualcuno pensò che quell’anno non si sarebbe festeggiato, né mangiato carne. E tanti saluti al Natale.

Ora dopo secoli ci si aspetterebbe che tutto quel sangue sia sgorgato via, penetrato nella terra, giù giù nel profondo, divorato dall’oscurità, inevitabilmente dissolto negli abissi cavernosi del sottosuolo. E invece c’è chi pensa che la terra non dimentichi come fanno gli uomini e che il sapore del sangue resti a lungo tra i granelli di polvere e sabbia. E tormenti, tormenti per molto molto tempo. Un tempo che gli uomini non possono concepire, un tempo che tutti vorrebbero cancellare con un colpo di spugna. Un tempo che in via dei Macellai sembra essersi fermato a quella maledetta notte di secoli fa.

E così nessuno passa di qui per questo budello maleodorante di strada la notte dell’antivigilia di Natale. Forse a qualcuno ancora sembra di sentirli, finanche di vederli, i morti di via dei Macellai, nel paese di R. provincia di Ferrara. Decine e decine di corpi, cadaveri in vesti antiche lacerati e accatastati ai lati della via sotto la quale ancora ruggiscono i canali. Volti martoriati che il 23 dicembre verso sera ti strizzano l’occhio, se passi da lì e ti arrischi a guardare con spavalderia e saccenza e scetticismo. Si voltano e ti sorridono.

Siamo ancora qui, non scordartelo.

Se ne fregano della tua spavalderia e saccenza e scetticismo.

Siamo qui da tanto tempo. Ah, buon Natale.

E poi scompaiono. Puff.

Vorresti rischiare? No. Serve che passi la notte e che passi in fretta. Poi come se niente fosse ci ritroveremo il 25 intorno alle tavole imbandite a pensare ai regali. Ma prima serve che ci si volti in fretta dall’altra parte, come si faceva da bambini di fronte ai corridoi bui e che si fili via per un’altra strada, facendo appello al coraggio, alla mente razionale.

Via dei Macellai è solo una via come le altre.

Non dirmi che hai paura anche tu di via dei Macellai.

Un sereno Natale gotico e italiano a tutti voi.

D.

 

[ Fotografia di Renzo Borgatti.]

Daniele Modica

Daniele Modica

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