Nel calice: Turriga, Cantina Argiolas

Nel calice Turriga, Cantina Argiolas 1Quando sono stata folgorata da Turriga, il capolavoro in bottiglia che presento oggi, non ero diretta a Damasco, ma a Serdiana, un piccolo comune nel sud della Sardegna.

Ero a Cagliari in vacanza e desideravo visitare una cantina dal momento che – a parte i noti Cannonau, Vermentino e pochi altri- non ero particolarmente informata sui vini sardi; un vero peccato considerando che la Sardegna ha un passato enologico antichissimo (da alcuni ritrovamenti pare che la coltivazione della vite risalga addirittura al periodo nuragico).

La scelta della cantina è stata quasi immediata: tutte le persone a cui ho chiesto un consiglio mi hanno indirizzato, senza la minima esitazione, alla cantina Argiolas.

Come dicevo, questa si trova a Serdiana, ad un’ora di macchina da Cagliari; distanza che è stata ripagata dalla qualità dei vini assaggiati ma anche dalla piacevole visita alla tenuta, accompagnati dalla sommelier Giulia Annis, con cui abbiamo scarpinato e chiacchierato tra filari e botti.

Giulia ci racconta che la famiglia Argiolas produce vino da tre generazioni; tutto è partito da Antonio Argiolas, il patriarca, che all’inizio del 900 comincia a creare la vigna nella quale, qualche decennio più tardi, lavoreranno anche i suoi figli (ed ora, i suoi nipoti).

Se inizialmente il vino prodotto era destinato ad essere venduto sfuso all’estero (in grandi navi cisterne raggiungeva la Francia e la Germania), con l’arrivo in azienda dei figli Franco e Giuseppe, si decide di puntare alla creazione di un vino di qualità, che valorizzasse i vitigni autoctoni e tradizionali (cosa tutt’altro che scontata per quegli anni).

Per raggiungere quest’obiettivo, viene coinvolto un grande enologo, Giacomo Tachis, con l’aiuto del quale nasce il Turriga, uno dei vini più premiati d’Italia… lascio a lui la parola!

NOME:

Turriga

ANNO DI NASCITA:

1988

PROVENIENZA:

Provengo dalla mitiche terre di Sardegna. Nelle zone dell’agro di Selegas – Piscina Trigus, a 230 metri circa sul livello del mare.

ORIGINI:

Posso dire di avere due padri ed una grande madre.

Il primo padre, che ha creduto in me nonostante le condizioni avverse qui in Sardegna durante gli anni delle espiantazioni incentivate, è stato Antonio Argiolas. Il secondo, che ha saputo trasmettere le sue capacità nella mia sostanza: Giacomo Tachis, forse il più grande enologo che abbia mai conosciuto. La grande madre è quella raffigurata nella mia etichetta. Si tratta addirittura di una divinità…

RACCONTACI QUALCOSA DI TE:

Come ho già detto sono sardo, e sono fiero di esserlo. Mi hanno certificato IGT Isola dei Nuraghi.

Le uve di cui sono fatto sono il Cannonau, il Carignano, il Bovale sardo e la Malvasia nera; uve autoctone selezionate attentamente. La mia produzione prevede sia un passaggio in barriques di rovere francese che un affinamento adeguato alla mia importanza.

SEGNI PARTICOLARI:

Il mio nome, Turriga, ha una storia molto affascinante. E’ il nome di una località in cui crescono le viti più antichi del Cannonau che mi compone, ma è anche il nome dell’antica scultura preistorica raffigurata sulla mia etichetta. Questa scultura, chiamata la dea madre di Turriga, è stata ritrovata proprio in questa vigna (la utilizzava un pastore per tenere chiusa la porta del suo ovile)

UN AGGETTIVO PER DESCRIVERTI:

Esclusivo. Sono un vino adatto alle persone che hanno una grande aspettativa; non deludo quasi mai.

Nel calice Turriga, Cantina Argiolas 2

SVELA AI NOSTRI LETTORI DOVE CI SIAMO CONOSCIUTI:

Nella tenuta Argiolas, nella campagna cagliaritana, una zona che sembra fatta per la vite: ondulata, ricca di sole e vento, con il mare vicino che mitiga il caldo e il freddo. In queste zone si coltivano grandi vitigni come il Cannonau, il Vermentino, il Carignano.

DESCRIVITI UN PO’.

ALL’OCCHIO:

Rosso rubino intenso .

AL NASO:

Intenso e persistente. Mi definiscono anche complesso, perché ogni volta che avvicini il naso al calice afferri un sentore, un aroma che prima non avevi colto: sentori fruttati di amarena e ribes, note speziate di cacao, cannella, liquirizia.

IN BOCCA:

Mi etichettano come equilibrato e fine; io preferisco però definirmi caldo e intenso, per l’elevato contenuto di alcool e tannini.

PREMI E RICONOSCIMENTI:

Non temo rivali del continente perché per me parlano i numerosi premi che ho ricevuto.

La Gran Medaglia d’oro al Vinitaly per la mia prima annata, quella del 1988. E poi, i Tre bicchieri del Gambero Rosso, i Cinque Grappoli AIS, la Corona Vini Buoni d’Italia del Touring Club.

AMI STARE IN COMPAGNIA DI:

… cibi della tradizione sarda, magari di carne o selvaggina, o forse anche di un “semplice” pezzo di pecorino.

Caterina Scaramagli

Caterina Scaramagli

Mi chiamo Caterina e ho una laurea in Comunicazione. Da bambina passavo le mie giornate in cucina a giocare, sperimentare e sporcare. Durante gli studi universitari ho frequentato l’istituto alberghiero serale e ho avuto la fortuna di poter trasformare questa passione in un lavoro. Oggi sperimento, gioco e sporco come allora.

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