¡Dios Santo, viva el fútbol!

Non può bastare il contenuto delle valanghe di videocassette o dvd divorate fin da bambino per descrivere cosa sia stato come calciatore. Se poi, oltre alle imprese sportive, si tenta di ricostruirne a fondo il personaggio e le vicende umane in tutte le sue sfumature o di comprendere cos’abbia rappresentato come simbolo per un paese e una città, non può bastare nemmeno un’enciclopedia.
È impossibile quindi farlo in un breve racconto, in cui mi limiterò a descrivere un frammento della sua carriera sportiva lungo solo 4 minuti. È vero, non ho ancora nominato il soggetto in questione, ma può apparire abbastanza scontato..

Chi può scrivere la storia in 4 minuti, se non Diego Armando Maradona?

A ciascun genio l’immaginario collettivo è solito attribuire un simbolo, un’opera o un’impresa che lo abbia consegnato per sempre alla storia. Chiunque può associare immediatamente la Gioconda a Leonardo da Vinci, la teoria della relatività ad Einstein, la “Nona” a Beethoven.
Così a Maradona, che nella categoria dei geni e dei talenti innati rientra a pieno titolo, si è soliti collegare Argentina-Inghilterra, quarto di finale del mondiale 1986. È questa la partita in cui gli sportivi hanno assistito alla sublimazione del genio calcistico del Pibe de Oro in tutta la sua purezza e alla consacrazione di Maradona come calciatore più forte di tutti i tempi.

Siamo allo stadio Azteca di Città del Messico e davanti a 114 mila persone Argentina e Inghilterra si sfidano in un quarto di finale del campionato del mondo, in una partita fortemente sentita dai due paesi e dai giocatori in campo. È da pochi anni terminata la guerra che ha visto contrapposte Argentina e Inghilterra per il controllo delle isole Falkland e che per gli argentini in particolar modo ha comportato gravi perdite umane ed economiche. Per ciascuno di loro questa partita non vale solo l’accesso alla semifinale, ma la rivincita dopo la distruzione e le umiliazioni subite nel conflitto, il riscatto del sangue versato dai propri connazionali e familiari. Il rancore per le vicende belliche non è ancora sopito e la partita viene vissuta nella massima tensione, con le tifoserie che vengono più volte a contatto sugli spalti e fuori dallo stadio. Un paese intero si siede davanti al televisore e aspetta dal suo campione la consumazione della più grande vendetta sportiva.

Maradona carica i compagni nello spogliatoio, ricorda loro cosa significhi questa partita per tutti gli argentini, quanta disperazione abbia portato la guerra per i loro connazionali e quanto questa partita fosse importante per l’orgoglio del paese. Escono dallo spogliatoio, e il capitano continua ad incitare i compagni nel tunnel: si va in campo. Gli inglesi li stanno già aspettando.
Nel primo tempo la partita è bloccata e la difesa inglese non risparmia interventi duri, falli e gomitate all’asso argentino. La lunga attesa dura fino al 51’, quando Maradona ne inventa una delle sue: avanza sulla tre-quarti, serve il compagno Valdano che viene anticipato da un difensore Diego Armando Maradona 2inglese. La palla si alza a campanile all’interno dell’area inglese, completamente libera; il portiere esce per bloccare quello che sembrava un semplice pallone, ma Maradona si inserisce e lo anticipa con un astuto e beffardo tocco di mano. Il movimento, seppur scorretto, è eseguito con un controllo del corpo straordinario e tanto impercettibile che l’arbitro è convinto che la palla sia stata colpita con la testa. Anche alla maggioranza delle persone che guardano la partita in tv è necessario il replay per cogliere il fallo. «È stata la mano di Dio», dirà Maradona.

Ma non è solo per un fallo di mano, che pure rappresenta efficacemente l’astuzia e la genialità del personaggio, che Maradona entrerà nella storia dei mondiali di calcio. Dopo la dimostrazione di furbizia, arriva la più grande prova di talento. Quattro minuti dopo La Mano de Dios, il numero 10 riceve un passaggio nella propria metà campo, la controlla e inizia un’azione straordinaria che passerà alla storia come “Il gol del secolo”. Con 11 tocchi salta 5 giocatori avversari ed entra in area. Il suo dribbling è irresistibile: chiunque sa che in un’azione del genere se un difensore non lo stende, lui farà gol. Gli inglesi non riescono a prenderlo e l’argentino diretto verso la porta mette a sedere anche il portiere Shilton prima di insaccare la palla in rete. 2-0 per l’Argentina.

Questo gol, come racconterà Maradona stesso, nasce alcuni anni prima durante una partita amichevole, sempre contro gli inglesi. Maradona fece un’azione molto simile, ma giunto davanti al portiere avversario, anziché dribblarlo, tentò di anticiparlo con un tiro di esterno, che però fu troppo angolato e terminò fuori. Ritornato a casa dopo la partita, il suo fratello più piccolo gli disse con inistenza che avrebbe avuto lo spazio per scartare anche il portiere e fare gol. Un consiglio prezioso, che nella memoria di Maradona ritornerà proprio nell’esecuzione di questa azione.

La telecronaca di questo gol, con cui il cronista Victor Hugo Morales ha emozionato i telespettatori argentini divenne famosa: un racconto pieno di emozioni, sentimento, commozione e gioia liberatrice. Per un cronista sportivo raccontare in diretta il gol del secolo può essere certamente una grande occasione, ma anche una grande responsabilità cui Morales è riuscito ad adempiere alla perfezione, non solo seguendo l’azione in ogni suo frammento dal punto di vista della narrazione tecnica, ma evidenziando anche e soprattutto l’aspetto “emotivo” con cui ogni argentino ha seguito e spinto col cuore il capitano della propria nazionale mentre si involava verso la porta per segnare, fino alle lacrime di gioia.Diego Armando Maradona 1

https://www.youtube.com/watch

«Henrique…la tocca per Diego, ecco, ce l’ha Maradona. Lo marcano in due, tocca la palla Maradona, avanza sulla destra il genio del calcio mondiale. Può toccarla per Burruchaga.. sempre Maradona.. genio, genio, genio.. c’è, c’è, c’è… goooooooooool… voglio piangere.. Dio Santo, viva il calcio.. golaaaaaazooo.. Diegooooooool.. Maradona.. c’è da piangere, scusatemi.. Maradona in una corsa memorabile, la giocata migliore di tutti i tempi.. aquilone cosmico.. Da che pianeta sei venuto per lasciare lungo la strada così tanti inglesi ? Perché il Paese sia un pugno chiuso che esulta per l’Argentina.. Argentina 2, Inghilterra 0.. Diegol, Diegol, Diego Armando Maradona… Grazie Dio, per il calcio, per Maradona, per queste lacrime, per questo Argentina 2 – Inghilterra 0»

Diego Armando Maradona 3

«Il più grande campione che ho visto giocare è Diego Armando Maradona. Credimi, figlio mio, non esisterà mai più, nei secoli dei secoli, un altro come lui. Ha fatto dell’imperfezione la perfezione. Piccolo, gonfio, dedito ad albe stanche, svogliate e sbagliate, vittima di falsi amici e della volontà di andare oltre ogni regola, Maradona ha trasformato un semplicissimo pallone in cuoio in uno scrigno di bellezza.» (D. Pastorin)

L’Inghilterra segnerà il gol del 2-1, ma l’Argentina vincerà la partita e volerà verso la conquista del titolo mondiale battendo prima il Belgio in semifinale e poi la Germania. Maradona segna in quattro minuti due gol che faranno la storia del calcio e manderà una nazione intera in delirio prima di alzare da capitano la coppa del mondo.
Il mondiale del 1986 è probabilmente la prova più tangibile della supremazia del Pibe rispetto a qualsiasi altro campione precedente e successivo: nessuno come lui si è mai dimostrato così decisivo nella conquista di un titolo mondiale. La capacità di elevare un’intera squadra di livello modesto a gruppo vincente anche nei confronti di avversari più quotati, in un calcio difficile e pieno di grandi campioni come quello europeo e mondiale degli anni ’80 è la caratteristica che a detta di molti (e anche a mio parere) lo rende inequivocabilmente il calciatore più forte di tutti i tempi.

Anche oggi, a distanza di quasi trent’anni, a chi ama emozionarsi davanti ad una partita di calcio non resta che dire, come Morales… «gracias Dios, por el fútbol, por Maradona, por estas lágrimas!».

Francesco Santoro

Francesco Santoro

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