Anche l’occhio vuole… la sua porta!

Ricontrollate pure, avete letto bene e nel titolo non c’è un errore di battitura: volevo proprio dire “porta”! Mi spiego meglio…
È molto importante che chi fotografa pensi in anticipo a come l’osservatore approccerà l’immagine finale: i suoi occhi non devono vagare a caso perché senza una guida per l’occhio, il cervello si stancherà in fretta di cercare dettagli che non è nemmeno detto che ci siano.

Le fotografie che funzionano e che sono ritenute “belle” contengono, il più delle volte, un percorso abbastanza preciso per l’osservatore; tale sentiero dovrà avere un punto di ingresso (la porta!) e poi una serie di strade (linee, prospettive, oggetti, campiture di colore…) che dovranno permettere all’occhio di percorrere l’immagine cogliendone tutti i dettagli che il fotografo ha ritenuto interessanti.

La scelta di un buon punto di ingresso è fondamentale per la buona riuscita di una foto. Uno schema compositivo tipico prevede (almeno) tre piani: un primo piano, un secondo piano e lo sfondo. Il primo piano è utile proprio come punto di ingresso: un oggetto qualsiasi, purché si sposi con il resto della scena ovviamente, può assolvere questo compito avvicinando il più possibile l’occhio dell’osservatore.
Poco importa se questo piano non è a fuoco o se non se ne riescono a distinguere tutti i dettagli, deve solo condurre l’osservatore un po’ più in là, all’interno della composizione.

Negli scatti di paesaggio, ad esempio, l’errore in assoluto più comune è quello di fermarsi davanti a un paesaggio molto bello e di volerlo immortalare semplicemente alzando la macchina fotografica e scattando, così dal nostro punto di vista. Anche ammettendo di essere riusciti a cogliere il bel paesaggo con colori interessanti e la giusta profondità, quanti scatti del genere risultano poi assolutamente noiosi? Ve lo dico io: tanti, troppi.

Per migliorare di molto il risultato è spesso sufficiente mettere nell’inquadratura qualcosa di molto vicino a sé: dei fili di erba, delle pietre, o anche includere delle persone nella composizione, anche se di spalle e non a fuoco (perché stiamo comunque parlando di una foto di paesaggio!).

Provate e vedrete immediatamente le differenze!
Se state scattando con una macchina che permette di scegliere la lunghezza focale allora l’effetto di avvicinamento è molto amplificato dall’uso di una focale corta (questa scelta rende ancora più vicini gli oggetti vicini e più lontani quelli lontani), ma questa non è assolutamente una regola: il discorso dei tre piani può essere fatto con qualunque focale.

Vediamo ora un esempio per chiarirci le idee:

Anche l’occhio vuole… la sua porta 1
Ecco una foto di paesaggio che potremmo definire “classica”: il fotografo aveva di fronte un bel panorama, ma lo scatto così realizzato non è in grado di coinvolgere a sufficienza l’osservatore. L’occhio sbatte su questa collina un po’ a caso, cerca dettagli in qualche filare, continua la sua ricerca sulla collina di sfondo, per perdersi poi nel cielo indistinto.
L’osservatore ha qui la sensazione di essere distante dalla scena, non si sente coinvolto e di conseguenza è molto difficile che un’immagine del genere piaccia davvero, perché non è in grado di emozionare.

Anche l’occhio vuole… la sua porta 2
Credo che questa immagine parli da sola… Il soggetto è simile, ma qui il fotografo si è molto avvicinato a quello che voleva mostrarci e ha ottenuto un’immersione totale nell’immagine. L’occhio dell’osservatore diventa la pallina di un flipper, analizza i pali di legno così vicini che potrebbe pensare di toccarli (grazie anche alla focale corta impiegata, potrebbe essere un 18mm), poi prende la via del primo filare per correre verso sinistra, fino alla punta della collina, dalla quale scende subito dopo, cogliendo nel mentre particolari delle nuvole in cielo e della collina di sfondo.
Questo è un percorso molto più completo e coinvolgente del precedente e credo sia evidente che siamo di fronte a una foto oggettivamente migliore della precedente.

Spero abbiate trovato interessante e utile questo articolo 🙂
A presto!
Yari

Yari Tumiatti

Yari Tumiatti

Mi chiamo Yari e sono laureato in ingegneria. Sono appassionato di fotografia sotto tutti i punti di vista: la tecnica fotografica, la post-produzione delle immagini, i diversi stili, i grandi autori. Nelle mie foto cerco l’essenzialità e l’ordine e sono fermamente convinto del fatto che molte cose, anche se alla luce del sole, non possano essere viste da tutti fino a che qualcuno non le fotografa.

2 Commenti

  1. Mi sono avvicinata da poco al mondo della fotografia, e i tuoi articoli sono utilissimi!! Ti seguirò sicuramente!

    • Ciao Flavia!
      Il tuo commento mi fa mooooolto piacere 😉
      Come vedi gli articoli sono ben lontani da un “corso” di fotografia… sono più una chiacchierata davanti a un caffè, purtroppo senza il caffè (ma ci stiamo attrezzando anche per quello!)

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